T-Mobile dichiara guerra a Broadcom: addio a VMware e migrazione di massa per migliaia di macchine virtuali
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- 7 lug
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Il copione è ormai un classico del settore tech, ma cambiano i protagonisti sul palco. Negli Stati Uniti si consuma l'ennesimo scontro legale ai danni di Broadcom, finita nel mirino per la sua controversa politica di cancellazione delle licenze perpetue ereditate da VMware. Questa volta a scendere sul piede di guerra è il gigante delle telecomunicazioni T-Mobile, che non solo pretende un pesante indennizzo per vie legali, ma ha anche ufficializzato lo smantellamento totale dell'infrastruttura VMware all'interno dei propri sistemi.
Un film già visto: lo scontro sui contratti
La dinamica ricalca fedelmente quanto già vissuto da altre realtà globali. Un'azienda investe in licenze perpetue VMware e blinda un accordo pluriennale per l'assistenza tecnica; successivamente Broadcom rileva il controllo del software e decide, unilateralmente, che quei patti non hanno più valore. Uno schema che ha già spinto alle vie legali colossi del calibro di AT&T negli USA, Tesco nel Regno Unito e l'ente Rijkswaterstaat nei Paesi Bassi.
La parabola di T-Mobile inizia nel 2023 con l'acquisto di licenze a tempo indeterminato, abbinate a due anni di supporto tecnico blindato più l'opzione per un terzo anno. Quando l'operatore telefonico ha provato a riscattare l'anno opzionale – mettendo sul piatto circa 5,3 milioni di dollari – Broadcom ha alzato il muro, dichiarando decaduta la disponibilità di qualsiasi pacchetto legato ai vecchi prodotti perpetui.
Il braccio di ferro in tribunale e i numeri che non tornano
Di fronte al rifiuto, T-Mobile ha cercato e ottenuto la tutela di un magistrato, che a ottobre 2025 ha obbligato Broadcom a onorare i patti erogando l'assistenza richiesta. Da quel momento è scattato un surreale rimpallo di cifre. Broadcom si è lamentata sostenendo che garantire gli aggiornamenti su sei software specifici le sia costato ben 24 milioni di dollari e l'impiego fisso di tre manager. Pronta la replica di T-Mobile: i programmi utilizzati sono in realtà solo tre e le richieste di supporto formali avanzate nell'ultimo anno si contano sulle dita di una mano.
La tensione è salita ulteriormente quando Broadcom ha provato a chiedere i danni alla telco, colpevole a suo dire di non aver sottoscritto i nuovi e costosi abbonamenti a VMware Cloud Foundation. I legali di Broadcom hanno persino tentato di minimizzare il caso definendo T-Mobile e AT&T come "mosche bianche" isolate, a fronte di oltre 10.000 clienti che avrebbero invece accettato passivamente la transizione ai nuovi piani tariffari. Una narrazione smontata dalla giudice Jennifer Schecter, la quale ha evidenziato come moltissime aziende abbiano semplicemente preferito evitare una logorante battaglia legale contro Broadcom, ritenendo più conveniente o meno faticoso cambiare fornitore.
Il grande esodo infrastrutturale
L'azione legale di T-Mobile punta ora a ottenere il riconoscimento formale del proprio diritto agli aggiornamenti e il risarcimento per i danni subiti. Nel frattempo, la macchina della migrazione si è messa in moto: la telco sta abbandonando definitivamente VMware per traslocare verso piattaforme alternative. I numeri dell'operazione sono colossali: l'infrastruttura in fase di smantellamento conta decine di migliaia di macchine virtuali distribuite su una potenza di calcolo che supera i 300.000 core CPU.


