Fine di un'era: Apple pensiona il Mac Pro in favore della potenza compatta
- 3DMultisystem

- 4 apr
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Il sipario cala definitivamente sul Mac Pro. Apple ha ufficialmente rimosso dal proprio listino la workstation che, per anni, ha incarnato il concetto di desktop estremo e configurabile. Il celebre design "a grattugia" scompare dal sito ufficiale, segnando un punto di svolta nella strategia hardware di Cupertino.
Un declino annunciato: il limite del silicio proprietario
Nonostante l'aggiornamento del 2023 con il chip M2 Ultra, il Mac Pro ha faticato a trovare una sua identità nell'era Apple Silicon. Il problema principale? La mancanza di supporto alle GPU esterne. Per molti professionisti, avere una macchina così imponente senza la possibilità di espandere la grafica dedicata è apparso come un controsenso tecnologico, trasformando il grande chassis in uno spazio in gran parte inutilizzato.
Mac Studio: il nuovo "Killer" dei desktop
Il vero erede del trono è il Mac Studio. Più piccolo, più efficiente e decisamente più economico (con un risparmio che sfiora i 3.000 dollari rispetto al Pro), il modello Studio ha dimostrato che la potenza non necessita di ingombro.
Prestazioni da urlo: Le ultime versioni equipaggiate con M4 Max e M3 Ultra offrono fino a 32 core CPU e 80 core GPU.
Memoria mostruosa: Supporto fino a 256 GB di memoria unificata, rendendolo una bestia per il rendering e l'AI.
Scalabilità esterna: Grazie al Thunderbolt 5, Apple punta sulla connessione tra più unità piuttosto che sull'espansione interna, offrendo una flessibilità più moderna.
Addio alla modularità, benvenuta integrazione
La storia del Mac Pro è stata travagliata: dal "cilindro" del 2013 (bello ma limitato termicamente) al ritorno del tower nel 2019. Tuttavia, il passaggio ai processori proprietari ha reso la struttura modulare un retaggio del passato.
Oggi Apple scommette tutto su Mac Studio e Mac Mini, riflettendo una visione dove l'ottimizzazione totale vince sulla personalizzazione hardware. Il compromesso è chiaro: si guadagna in efficienza e velocità d'integrazione, ma si perde quella libertà di aggiornare i componenti interni che ha definito il personal computer per decenni.


